Pensione privilegiata

L’appartenente alla Polizia di Stato, collocato in quiescenza per qualsiasi causa, che ha contratto infermità o lesioni riconosciute dipendenti da fatti di servizio, anche se non lo rendano inidoneo al servizio, ha diritto al trattamento pensionistico di privilegio, che viene attribuito per un periodo di tempo non inferiore a due anni e non superiore ai quattro, denominato assegno privilegiato, che è rinnovabile qualora dai successivi accertamenti sanitari risulti che l’infermità per cui è stato attribuito non sia suscettibile di miglioramento; in tal caso viene attribuito il trattamento vitalizio denominato pensione privilegiata ordinaria, che può comunque essere attribuito già a partire dall’accoglimento della prima istanza quando la non suscettibilità di miglioramento risulti fin dal primo accertamento.
Se il collocamento in quiescenza è stato determinato proprio dall’infermità (cd. riforma) il beneficio viene assegnato d’ufficio; in tutti gli altri casi è necessario che l’interessato presenti domanda; il procedimento è comunque analogo a quello sopra descritto.
La domanda deve essere presentata entro due anni dalla data del collocamento a riposo per avere diritto al beneficio fin dal giorno del collocamento a riposo stesso.
Qualora trascorrano più di due anni dal collocamento in quiescenza, intercorrendo la prescrizione dei pagamenti di cui all’art. 191 della L. 1092/1973, si avrà diritto al beneficio a partire dal primo giorno del mese successivo a quello in cui la domanda è stata presentata. Il pensionato può chiedere, per il conseguimento della pensione privilegiata, il riconoscimento di patologie ricollegabili a fatti di servizio, ma non oltre i cinque anni dalla data del congedo (art. 169 d.P.R. 1092/1973); tale termine è elevato a dieci anni qualora l’invalidità sia derivata da parkinsonismo.
Il trattamento pensionistico ordinario di privilegio è pari a quello ordinario (se maturato) aumentato di un decimo ovvero, se più favorevole, alla base pensionabile in caso di ascrivibilità alla prima categoria, oppure al 90, 80, 70, 60, 50, 40 o 30 per cento della base pensionabile medesima in caso di ascrivibilità, rispettivamente, alla seconda, terza, quarta, quinta, sesta, settima o ottava categoria; le pensioni di settima e ottava categoria sono aumentate rispettivamente dello 0,20 per cento e dello 0,70 per cento della base pensionabile per ogni anno di servizio utile nei riguardi di chi, senza aver maturato l’anzianità necessaria per il conseguimento della pensione normale, abbia compiuto almeno cinque anni di servizio effettivo; in ogni caso la pensione così aumentata non può eccedere la misura del 44% della base pensionabile.