La busta paga del poliziotto erosa dall’inflazione e dalle nuove tasse

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Da un recente report dell’ISTAT (l’istituto nazionale di statistica) il tasso medio dell’inflazione, nell’anno 2012, è stato del 3%. Ciò significa che un determinato bene o servizio, acquistato il 31.12.2012, è circa il 3% più caro di quanto lo avremmo potuto pagare il 01.01.2012.

L’inflazione, infatti, misura l’andamento dei prezzi di beni e servizi, in base ad un “paniere” di prodotti campione, elaborato dall’ISTAT. Questo paniere si è evoluto e modificato nel corso degli anni, in modo da rimanere il più possibile agganciato ai cambiamenti che la stessa società civile impercettibilmente compie di anno in anno, anche a causa dei nuovi ritrovati tecnologici e delle mutate esigenze ed abitudini della collettività.

I beni e i servizi che vengono presi in considerazione ai fini del calcolo dell’inflazione riguardano le seguenti categorie:

–          Prodotti alimentari e bevande analcoliche;

–          Bevande alcoliche e tabacchi;

–          Abbigliamento e calzature;

–          Abitazione, acqua, elettricità e combustibili;

–          Mobili, articoli e servizi per la casa;

–          Servizi sanitari e spese per la salute;

–          Trasporti;

–          Comunicazioni;

–          Ricreazione, spettacoli e cultura;

–          Istruzione;

–          Servizi ricettivi e di ristorazione;

–          Altri beni e servizi.

Naturalmente, non tutte le voci di cui sopra sono cresciute allo stesso modo, nel corso del 2012: a fronte del calo dei prezzi delle comunicazioni (-1.5%) si registra un aumento delle voci prezzi di abitazione, acqua, elettricità e combustibili (+7,1%, dal +5,1% del 2011), dei trasporti (+6,5%; era +6,2% il precedente anno) e delle bevande alcoliche e tabacchi (+5,9%, dal +3,5% del 2011).

Ciò che più fa preoccupare, è l’aumento del 4.3% relativo a beni e servizi ad alta frequenza di acquisto da parte del consumatore, in particolar modo alimenti e carburanti.

A fronte di un aumento generalizzato dei costi di beni e servizi di circa il 3%, la busta paga dei dipendenti statali è rimasta invariata e tale lo sarà anche per gli anni 2013 e 2014.  Ciò a causa del blocco stipendiale deciso dalla passata legislatura, che ha anche introdotto il concetto di tetto salariale: il dipendente pubblico non potrà percepire per gli anni 2011, 2012, 2013 e 2014 un reddito annuo superiore a quello avuto nell’anno 2010. Quindi, qualunque aumento stipendiale dovuto a scatti di anzianità, cambio di qualifica, assegno di funzione (per noi appartenenti alle forze dell’ordine) e quant’altro viene di fatto congelato e, quindi, perso, poiché non è previsto alcun recupero.

Ad onor del vero, per gli appartenenti alle forze di Polizia è stato riconosciuto un assegno chiamato “una tantum”, che compensa in un’unica soluzione i mancati guadagni che si sarebbero generati dagli aumenti dei vari scatti stipendiali e di merito. L’assegno “una tantum” copre il 100% dei mancati aumenti che l’appartenente alle forze dell’ordine avrebbe dovuto percepire nell’anno 2011, ma andrà a diminuire negli anni successivi al 2011: in particolare, esso sarà del 46% del totale degli aumenti spettanti per il 2012 e del 13% per quelli che si sarebbero dovuti ottenere nel 2013 senza l’applicazione del blocco stipendiale. Per il 2014 nessuna somma aggiuntiva, ad oggi, è stata stanziata. La diminuzione progressiva dell’aliquota di recupero è data dal fatto che, mentre la somma stanziata nel 2011 deve compensare solo le perdite di quell’anno (e quindi le copre al 100%), la stessa somma l’anno successivo dovrà coprire due esercizi (2011 e 2012), mentre nel 2013 la stessa somma dovrà essere spalmata negli anni 2011,2012 e 2013, con un chiaro effetto diluitivo. Questa eccezione riservata alle forze dell’ordine è solo una magra consolazione perché riduce i danni rispetto ad un qualsiasi altro dipendente statale, ma non risolve la situazione di una complessiva erosione del potere di acquisto della busta paga del dipendente statale, la quale verrà bombardata da un attacco incrociato formato da: tasso d’inflazione (di cui ampiamente ho trattato sopra), IMU che ha debuttato nel 2012 e le nuove ulteriori tasse, create dal nulla, dal decreto cosiddetto “Salva Italia” che si aggiungeranno nel 2013: la TARES (la nuova tassa sui rifiuti e servizi urbani che debutterà ad aprile),  l’Ivie (imposta sul valore degli immobili situati all’estero) che sarà pari al 7,6 per mille del valore della casa come risulta dall’atto d’acquisto o dal contratto (quando non ci sono, secondo il valore di mercato) e la Tobintax, la tassa sulle transazioni finanziarie che si pagherà a partire dal prossimo primo marzo sui trasferimenti di azioni e titoli partecipativi. 

Insomma, se questa non è la tempesta perfetta, poco ci manca!

 

Alessandro Palma